martedì 29 settembre 2009

Pilastri di Fora, "Aquila rossa" e le vie nuove

Un luogo appartato nell'alta Valmalenco, sopra la cava più alta della valle e sotto l'alpe più bella della valle.
Dopo l'incursione di Olivo Tico con una via avventura in un gran diedro, venne chiodata dall'alto "Aquila Rossa" (Titta Bonomi e Zanella) che sale per 5 lunghezze spittate sulle parti più belle del pilastro centrale. Divertentissima, la ripeto una volta ogni due anni.
In seguito con Ricky Sala e Pietro Vallardi traccio anche io due vie sui pilastri di destra, parzialmente spittate ma con lunghi tratti da integrare: "Fora de crapa" e "Fora poco".


domenica 20 settembre 2009

Val Giumellino, via nuova

Con Popi Miotti ad una parete di circa 300 metri da lui vista poco tempo fa salendo nel vallone del Giumellino, direzione Est del Pizzo Cassandra. Vietta tranquilla, qualche risalto carino ma complessivamente meno bella di come speravamo guardandola in foto.


Slovacchia climbing

Dai Tatra alle falesie slovacche in compagnia di altri scalatori locali.
Sempre Silvia che racconta la fine del viaggio:


Arriviamo a Manin, non lontano da Povaska Bystrica (attenzione alla toponomastica slovacca), dove veniamo a conoscenza dell’esistenza di un importante Club di arrampicata, esistente dal lontano 1943, che ha unito e unisce arrampicatori e alpinisti attivi dai Vysoke Tatra sino alle belle pareti di calcare della zona attorno a Manin. 
La stessa strana combinazione di eventi porterà, due giorni dopo, me e Luca a bordo di una skoda rossa, al termine di una divertente giornata di arrampicata nella zona di Sulov, un’area particolarmente nota dell’arrampicata slovacca, a causa delle sue affascinanti formazioni rocciose, miste di conglomerato e arenaria, che assumono le forme più varie, ricordando talvolta alte fiamme, altre volte sagome di animali.
I finestrini sono abbassati, la voce di Freddie Mercury, insieme all’ultima lingua di sole, si sparpaglia sull’asfalto; alla guida dell’auto, occhialetti di plastica colorati e sigaretta in bocca, mentre accompagna con la voce “I want to break free”, c’é Dino Kuran, di fianco a lui Petra, la sua ragazza. L’ennesima sorpresa del viaggio, conoscere il fuoriclasse Dino Kuran: l’apritore, insieme a Koller, della famosa Denti del Granito sul Picco Amedeo, nonché di numerose vie di elevata difficoltà in Marmolada; uno degli alpinisti più completi e capaci del panorama contemporaneo   (e, scopriremo, anche uno tra i più divertenti, degno del nostro spirito di divertimento da italioti all’estero).

Durante l’istruttiva giornata, avevo scoperto che in slovacco “Si” si dice “Ano”, abbreviato in “No” (è consigliabile quindi trovare un altro modo per intendersi quando si è in via con uno slovacco); che gli slovacchi non hanno paura di calarsi in corda doppia neppure su un vecchio chiodo singolo, purchè l’abbia piantato Fero Piacech, e che c’é qualcuno, oltre a mio padre, che ancora fa uso dell’eccentrico per attrezzare le vie. Tornata a casa, quando ho raccontato entusiasta alla Lina, mia nonna, moglie della compianta guida Giulio Fiorelli e per anni al suo fianco nella custodia del rifugio Gianetti, del mio incontro con i cecoslovacchi mi ha detto semplicemente: “Aaah! Quii cechi… i g’aveva mai scià danè”. (non è slovacco ma dialetto,  e significa che non avevano mai soldi).
A questo punto mi sono sentita in dovere di raccontare alla Lina che Zigo, Igor, Fero, Dino e Petra, insieme a tutti gli altri amici Slovacchi, erano stati per noi ottimi “rifugisti”, riservandoci un’amicizia e un’ospitalità rara anche per le nostre capanne.
Per lo stesso motivo dalla Slovacchia ho portato a casa un bellissimo ricordo delle persone, oltre che dei paesaggi che ci hanno accolto. Sembrerà banale, ma credo che anche Fero Piacech apprezzerebbe un finale essenziale come: “Grazie a tutti e Dovidenia”.


In visita alla falesia più a Est, appena prima dell'Ucraina

domenica 13 settembre 2009

Tatra: Meeting THT James

Invitato da Igor Koller a tenere una conferenza in occasione dell'annuale raduno del club alpinistico slovacco, colgo l'occasione per visitare i Tatra anche in estate, in compagnia di Silvia Miotti che scrisse questo pezzo per la rivista ALP:


“Vedi l’uomo che si sta avvicinando? Quello è Piacech! Fero Piacech!”, mi sussurra Martin nel suo inglese lievemente indurito dall’accento slovacco.
Pronuncio un “Oh, cavoli!” decisamente poco convinto: a dire la verità Il nome non mi diceva nulla, ma il personaggio ispirava una certa simpatia.

domenica 2 agosto 2009

Cervino CineMountain 2009

Dopo la partecipazione nel 2008 per l'intervista verticale di Valeria Allievi, l'anno successivo vengo invitato da Luca Bich al festival valdostano in qualità di giurato nel team che visionerà e selezionerà le opere in concorso.
E' una settimana bellissima e di ritmo frenetico, una scorpacciata di film e di incontri che alterno alle serate infinite con il team del festival, nella meravigliosa atmosfera delle Neiges d'antan di Ludovico Bich. Solo in due occasioni riesco a fuggire per un'arrampicata e una gita in montagna...

Il video "Making Of" dell'evento.

La premiazione, in piedi l'organizzatrice Luisa Montrosset,
la "madame" Françoise Foucault e a destra Amanda Sandrelli

sabato 13 giugno 2009

Emirati Arabi

Di ritorno dalle montagne del Karakorum (Pakistan), due giorni di scalo forzato ci permettono di conoscere le follie degli arabi: Abu Dhabi e Dubai.

Il padrone

mercoledì 10 giugno 2009

Karakorum 2009 - Link Sar

Immagini del viaggio in Karakorum (Pakistan) del maggio-giugno 2009, direzione il Link Sar, una montagna di oltre 7000 metri mai scalata e nascosta in fondo alla Charakusa Valley (area di Hushe).

Con Maurizio Giordani, Emanuel Panizza e Jacopo Compagnoni.

Ecco la mail del ritorno a casa:

Siamo tornati con qualche giorno d'anticipo dopo una breve parentesi finale di due giorni dai ricchi emirati arabi... (sciare con 48° all'esterno era un'esperienza da provare). 

Sui monti pakistani il solito bel viaggio ma questa volta in condizioni invernali, sia al nostro arrivo al campo base sia quando ce ne siamo andati. 
Tre settimane con il piumino addosso anche a dormire... e spalare neve è stato il mio passatempo preferito.

 Nelle rare parentesi di bel tempo, dopo una cima di acclimatamento e due tentativi sul roccioso Nayser Brakk (Manuel Panizza e Jacopo Compagnoni per la via classica inglese, io e Maurizio Giordani iniziando una via nuova) abbiamo subito provato la nostra montagna "invisibile", l'inviolato Link Sar di oltre 7000 metri.


Il primo giorno di attività eravamo riusciti a passare la complicata seraccata che dava accesso alla montagna vera e propria, lasciando due tendine montate sotto il versante che avevamo individuato come il più accessibile.

Una settimana più tardi il tentativo, con Manuel e Giordani saliti fino a 6400 metri dopo diversi tiri di ghiaccio vivo in un canale di ghiaccio che si è rivelato poi troppo pericoloso per scariche di roccia e di ghiaccio. Io e Jacopo, quel giorno indisposti e "fiaccati", abbiamo girato i tacchi sotto il canale e siamo scesi alle due tendine che avevamo piazzato sotto la parete.

Due giorni dopo eravamo tutti al campo base dopo aver smontato il nostro piccolo campo 1. Per quella via poteva salire solo gente che voleva rischiarla troppo. Scartata per gli stessi motivi un'altra possibile linea più a sinistra, abbiamo deciso di abbandonare il Link Sar e pensare ad altre mete alternative, di grandi e belle montagne la zona del Charakusa è pieno.

Nello stesso giorno che Giordani e Jacopo partivano per tentare il bellissimo Drifika (6400 metri) io e Emanuel salivamo verso la base del K7 West (6500 metri), tentato da questo lato da una cordata sloveno-canadese pochi anni fa (Marko Prezelij, Steve Swenson e C.). Anche in questo caso la finestra di bel tempo è durata però troppo poco e tutto finiva con una ritirata sotto la neve.

L'ultima settimana la lenta agonia del dolce far nulla... finiti i libri e finita la neve da spalare, la persistente immobilità da spedizione ed i meteo scoraggianti che ci arrivavano via sms ci hanno convinti ad anticipare il rientro di qualche giorno. Con quelle condizioni c'era ormai poco da fare.


La locandina della spedizione in stile Fuorivia

domenica 26 aprile 2009

Calabria Rock 2009 - Frascineto, Pollino

Per la terza edizione di questo meeting di chiodatura, ci incontriamo sulla costa tirrenica sulle abbondanti pareti e falesie di calcare rosso e grigio che sovrastano Frascineto Castrovillari (Falesie di Eianina).
Questa volta l'organizzazione dell'evento è in mano ai giovani climber del posto, Salvatore Franco e Imma Camodeca, che coinvolgono anche qui l'amministrazione comunale, Giovanni Cugnetto con Gaia Arrampicata, gli immancabili romani (Bruno Vitale, Bruno Bongianni e Luigi Filocamo) e gli amici di Puglia e Molise (Ricky Quaranta).
Dal Nord ci caliamo io e Max Faletti.

Nuove vie di Calabria Rock.
Settori e vie già esistenti.


giovedì 9 aprile 2009

Piz Arlas, parete Nord

Non paghi del Morteratsch di due settimane prima, con Emanuel Panizza torniamo nel gruppo del Bernina e senza una meta ben chiara saliamo la parete di misto del Piz Arlas, una probabile nuova via su ghiaccio e misto di media difficoltà.

Arlas a sinistra e Cambrena a destra, in centro la seraccata dove siamo scesi

sabato 21 marzo 2009

Piz Morteratsch, "Il grande freddo", prima salita

La Est del Morteratsch, una delle sintesi più belle di quello che chiamo "il mio alpinismo": parete mai salita, marcia e repulsiva, da affrontare solo in un particolare momento dell'anno con le moderne tecniche di arrampicata su misto.
Con Emanuel e Christian ci alterniamo a cercare la via su questa muraglia in una delle più fredde giornate mai sentite in montagna... -10° a 2000 metri, noi intorno ai -25°.

Report - Planetmountain

domenica 8 marzo 2009

Tatra - Winter

Viaggio nei Tatra in inverno, cercando ghiaccio, erba e misto.
Con Christian Turk e Paolo Galli, ospiti e guidati da Igor Koller, Jaro Michalko e altri scalatori slovacchi.

mercoledì 25 febbraio 2009

Valmalenco, ghiaccio

Alta Valmalenco, area di San Giuseppe e Alpe Fora.

Ezio Marlier sul candelino della classica "Centrale" a San Giuseppe

giovedì 12 febbraio 2009

Valmalenco bouldering

Valmalenco bouldering: non c'è la quantità di sassi della vicina Valmasino ma in ogni angolo della valle le possibilità sono ancora in fase di esplorazione.
Il fotoreport delle zone più interessanti.

Masso di Arquino, a due passi da Sondrio, i passaggi del lato Nord