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sabato 1 luglio 2006

Picco Luigi Amedeo, "Tutto Vero", prima salita

Già nel 1990 eravamo sul Picco per una via nuova, nel lato destro della parete avevo individuato una linea continua di fessure che portavano fino in cima. Con Adriano (Marini) e Oscar (Meloni) riuscimmo a salire per 3 tiri poi Oscar volò in fondo al tetto del terzo tiro e decidemmo di calarci.
La linea rimase lì, anni dopo anche Igor Koller e Dino Kuran la lasciarono stare, preferendo aprire la meno indipendente linea di "Denti del granito", che interseca a metà la via di Carnati e Bianchi.

All'Hotel Picco con Adriano
Il primo tiro 16 anni prima

venerdì 30 giugno 2006

Sasso Maurigno, "i fiori di Giada", via nuova

Forse sono l'unico che riesce ad essere convinto dal local Giuliano Bordoni nell'esplorazione della mai salita Sud del Maurigno, che non prometteva nulla di buono...
Sul primo pilastro però incontriamo roccia discreta e qualche tiro impegnativo, per poi correre slegati verso la cima su facili placche ed inquietanti ripidi ghiaioni.

Il pilastro verticale dove saliamo la prima parte della via

giovedì 15 giugno 2006

Quota 2480, "Tuono", via nuova

Iniziai questa via in Val di Zocca quando avevo 18 anni, nel 1990, insieme a Oscar Meloni.
In due giorni distinti, piantando pochi e distanziati spit a mano, raggiungemmo poco oltre la metà di questo vergine pilastro di ripide placche. Poi, tornati alla base della parete mentre mangiavamo sotto un sasso, un fulmine ci colpì e mandò in tilt Oscar.
I telefonini ancora non c'erano e dovetti abbandonare l'amico per raggiungere un luogo visibile dal rifugio Allievi-Bonacossa e poter urlare a squarciagola per farmi sentire. Qualcuno udì i miei richiami e l'elicottero arrivò mezzora dopo, portando Oscar a valle ma lasciando lì me e la mia gamba insensibilizzata dal fulmine. I soccorritori non avevano capito che il fulmine aveva colpito anche me. Tutto si risolse con una notte in ospedale per l'amico e una mia discesa preoccupata a valle senza sapere in che condizioni stava Oscar.

La via rimase lì abbandonata finchè 16 anni dopo, con Giò Ongaro, Bordons e Anna, tornammo con il trapano per finirla, nello stesso stile di allora, non plaisir ma piuttosto ingaggioso vista la distanza delle protezioni.

martedì 13 giugno 2006

Predarossa, Scoglio di Val Terzana

Insignificante se guardato dal Piano di Predarossa (un dentino di roccia sulla cresta dei Corni Bruciati), nel suo lato che cade verso Scermendone/Val Terzana offre una bella e compatta parete di serpentino rossastro solcata da un enorme diedro.

Nel 1990 aprimmo una via sulla liscia parete in stile tradizionale, dedicata ai miei vecchi compagni, Popi Miotti, Camillo Selvetti e Diego Scarì, che per l'occasione divennero i "Vecchi Libidinosi" (250 m, VII+).


Diciassettenne con i vecchi libidinosi


Il traverso in alto su "Vecchi Libidinosi", prima salita


Ci tornai nel 1998 in inverno con Mario Sertori, per ripetere il grande diedro (salito da ignoti) a cui ci aggiungemmo una variante diretta su una fessura (VII+) che solcava il muro a sinistra del diedro.

Ultima apparizione qualche anno più tardi, con il trapano, per tracciare una via semi-sportiva a spit; insieme a Lorenzo Martinelli saliamo per 2 tiri e la lasciamo lì, ancora da finire.

giovedì 1 giugno 2006

Inghilterra 2006, Peak District

Un weekend lampo a toccare il gritstone, meteo ottimo (non piove) ma purtroppo ci sono 30° e non si sta incollati da nessuna parte...
Vaghiamo tra Stanage, Burbage e Ratcliffe mettendo le mani su tutti i passaggi più belli e famosi, concludendo però ben poco.
Con Emanuele "kinobi" Pellizzari, Gica, Anna e Roby Armando.


mercoledì 10 maggio 2006

Melloblocco 2006 - video ufficiale

Alla terza edizione della manifestazione torno in campo come filmaker e con l'aiuto di mio fratello Nicola montiamo le riprese effettuate nella due giorni di blocchi in Val di Mello.

lunedì 20 febbraio 2006

Patagonia - Trip Two

Visto che non l'avevano ancora fatto, ritorno al Cerro Piergiorgio per finire "Gringos Locos", linkandoci l'obiettivo su ghiaccio/misto del San Lorenzo, che avevo tentato nel 2002 con Diego Fregona.
Non parteciperò a questa seconda parte perchè il Cerro Piergiorgio mi stava matando...
La volta più vicina alla fine, la mia spedizione più fortunata...

Ecco il resoconto che scrissi per le riviste:

Se il Trip One in Karakorum l’avevamo soprannominato un “villaggio vacanze per alpinisti indipendenti” con difficili scalate in quota ma con un comodo e “servito” campo base di stile himalaiano, il secondo viaggio — Trip Two — di UP Project ha preso altre sembianze: un ambiente più alpino ma anche un lungo “combattimento” fatto di tante attese, svariati tentativi, incidenti lievi e diverse incertezze.
Così è l’alpinismo in Patagonia: una scommessa.


sabato 24 settembre 2005

Un Budda sul Badile

Immagini e video della nostra provocazione più religiosa.
E' giusto che le vette vengano riempite di croci?

Con Mario, ideatore della faccenda, Jacopo e Giovanna, la salita del Buddino lungo la via normale del Pizzo Badile.

Un gesto che scatenerà diversi dibattiti e reazioni contrarie, tanto che la nostra statuetta di 13 kg sparirà già due anni più tardi... Evviva la tolleranza!

Uno dei tanti articoli, questo del Corriere della Sera.


domenica 28 agosto 2005

Gola di Val Brutta, prima discesa

Con Jacopo e Mario finalmente ci infiliamo con una corda, qualche chiodo da roccia e l'immancabile canoa nella gola di Val Brutta "originale", quella che scende dalla cava prima di Franscia fino a Tornadri. Percorso inforrato con pochi passaggi acquatici (se hai la canoa) e una corta ma difficile doppia da posizionare a metà (chiodi lasciati).

sabato 16 luglio 2005

Trip One - Charakusa

L'ultima settimana della spedizione Trip One di Up Project, una settimana di "vacanza" dove rimaniamo solo in tre, con Cristian Brenna e Hervé Barmasse. In una lunga giornata di cammino spostiamo il campo dal Chogolisa glacier a quello del Charakusa, dove passeremo i nostri ultimi giorni tra un tentativo di via nuova sull'Iqbal's Wall (salito nel 1998 con Natale Villa e Galen Rowell) e la riuscita salita della piramide perfetta, il Nayser Brakk, dapprima iniziato lungo la via di Steve House e C. ("Tasty Talking") poi finito per la classica via Inglese.

(foto di Hervé Barmasse)

Brenna fa stretching al campo base del Charakusa

domenica 26 giugno 2005

UP Trip One - Scudo del Chogolisa, "Up & Down"


(dal diario della spedizione)

C'è odore di summit day nel Chogolisa.
Più della metà del team è infatti all'opera sui suoi problemi verticali. Ongaro e Bellin si svegliano nel portaledge e cominciano il loro terzo giorno sul Capucin mentre quelli del pilastro dello Scudo decidono di partire molto presto per finire la via che sta durando troppo.
Colazione alle 4.30 e alle 7 di mattina Barmasse, Maspes, Brenna e Checca Chenal sono subito al colletto in cima al primo pilastro. Da qui si ripercorrono i tiri centrali aperti il giorno precedente fino all'inizio della verticale parte finale.

sabato 21 maggio 2005

Qualido, Nalda per scommessa su "Magic Line"

Alessandra la "Nalda" supera se stessa in questa lunga giornata, nata per scommessa con due giovani leve dell'alpinismo valtellinese che erano appena state respinte dalla lunghezza delle vie del Qualido.
E' possibile che una ragazza che scalicchia saltuariamente e non ha mai fatto una via lunga lunga riesca a salire in giornata da San Martino alla vetta del Qualido?
Partiamo alle 4 e mezza di mattina da casa e alle otto di sera siamo già lavati e pronti a mangiare con le gambe infilate sotto un tavolo del campeggio.
Mitica Nalda.

Secondo tiro

domenica 20 marzo 2005

Punta Ferrario, "Hidargos" - prima salita e invernale

Partiamo mercoledì 16 marzo e saliamo in 5 ore al bivacco Manzi-Pirotta in alta Val Torrone. Con me ci sono Fabio Salini e Giuliano Bordoni.

Obiettivo per i prossimi due giorni è di tentare di ripetere la “via del Centenario CAI” (o via dei Monzesi), aperta da Vasco Taldo, Josve Aiazzi e Angelo Pizzocolo nel 1963 in due giorni di scalata. Si tratta di una delle vie dure storiche della zona, insieme al Picco Luigi Amedeo la più impegnativa del Masino in quegli anni, con un lungo muro strapiombante da superare tutto in arrampicata artificiale lungo una lineare fessura di 3 tiri (A2/A3). La via conta pochissime ripetizioni, che io sappia non più di 5 o 6 e la più recente è quella del sondriese Paolo Cucchi e di Salvatore Giuliano qualche estate fa.

Il 17 marzo ci avviciniamo alla parete e attacchiamo lo zoccolo dapprima lungo una fessura con qualche chiodo (“Diedro dei Cecoslovacchi” del 1980) poi aprendo due tiri nuovi (6b obbligatorio) per evitare una zona ghiacciata, giungendo sulle cenge sotto al muro giallo. Saliamo ancora 2 tiri di corda che ci portano all’inizio della fessura strapiombante e lasciamo qui tutto il materiale che ci servirà domani per proseguire, fissando le nostre 3 corde (2 da scalata e una statica) lungo il 5° tiro e sullo zoccolo.
Nel pomeriggio ritorniamo al bivacco Manzi-Pirotta e passiamo la notte qui. Tempo fantastico e caldo fino al pomeriggio, quasi a livelli di temperatura estiva, poi ventosissimo per qualche ora.

Il 18 marzo siamo all’alba a risalire le fisse in parete e alle 8 di mattina, alla base del tratto dove dobbiamo proseguire, constatiamo la rottura di una delle nostre 2 corde da scalata. Nostro malgrado rinunciamo a proseguire sulla “via del Centenario” in quanto sarebbe troppo pericoloso superare tutto il muro strapiombante con una sola corda da 8 mm e una corda statica. Decidiamo però di traversare verso lo spigolo destro della parete per cercare di raggiungere la via della parete Est-Sudest (Bernasconi – Bignami – Meroni 1952) e provare a salire in cima.

Dopo 3 tiri nuovi lungo placche e un grande diedro obliquo (6a max) raggiungiamo lo spigolo dove passa una via sconosciuta aperta pochi anni fa da Paolo Cucchi e Antonio Taglialegne, spostandoci un poco a destra per prendere una linea di diedri e fessure che sembra salire lungo tutto il muro fino in cima. Da qui siamo su terreno vergine e superiamo 3 faticosi e lunghi tiri di corda con passaggi delicati ed esposti (passo chiave 6b+ obbligatorio protetto da un copperhead) fino a raggiungere di nuovo lo spigolo e a ricongiungerci con l’uscita della “via del Centenario”. In altre 2 ore seguiamo i tiri finali e siamo in vetta. Scendiamo lungo la parete Ovest con 4 corde doppie e rientriamo in Val di Mello alle ultime luci del giorno.

Giornata fantastica e calda, peccato aver dovuto arrampicare con lo zaino e tanto materiale al seguito che avremmo dovuto utilizzare sulla nostra idea originale. Ridicolo forse parlare di ascensione invernale, a parte qualche cengia nevosa in scioglimento le condizioni erano decisamente estive.

In totale abbiamo superato 8 tiri nuovi + 5 delle altre vie della parete, circa 600 metri di sviluppo con difficoltà massime fino al 6b+ obbligatorio esposto. Sulla via nuova, chiamata “HIDARGOS” è rimasto solo il copperhead che protegge il passo più difficile.