venerdì 23 giugno 1995

Averta, "Soli di Ghiaccio", prima solitaria

Al centro, l'inconfondibile diedro di "Soli di ghiaccio"
Salito al Rifugio Allievi-Bonacossa il 22 giugno, ho raggiunto la mattina successiva la base della parete della Costiera dell’Averta sulla quale sale la difficile e famosa via dei “Soli di Ghiaccio”, aperta da Merizzi e Miotti nel 1982.
L’itinerario, lungo più di 400 metri, supera un enorme diedro con difficoltà elevate in arrampicata libera (è stata per molto tempo la via tecnicamente più difficile del Masino) e la quasi totale assenza di chiodatura in posto. Per i primi cinquanta metri sono salito slegato anche su difficoltà già vicine al settimo grado, stavo molto bene ed ero concentratissimo. Avrei voluto proseguire ancora senza utilizzare la corda, almeno fino al tetto, ma la roccia cominciava ad essere umida e bagnata a causa del periodo di inizio stagione. Nel tratto più difficile un piccolo spavento per un volo di 4/5 metri causato dalla fuoriuscita di un nut e, superato anche questo piccolo shock, ho raggiunto finalmente la cengia erbosa alla fine delle difficoltà dopo aver superato senza corda tutte le lunghezze dopo il tetto. Una veloce discesa in corda doppia mi riconduce alla base della parete, circa quattro ore dopo la partenza.
Non avevo mai percorso in precedenza l’itinerario; conoscendo già cosa ti aspetta avrei potuto forse salire la via interamente senza corda ma l’avventura avrebbe perduto quel gusto del nuovo, dell’esplorazione, ingredienti fondamentali del mio alpinismo. Vado molto spesso in solitaria perchè è uno dei momenti in cui la concentrazione è altissima, cercando di lasciare un grande margine di sicurezza nell’arrampicata perchè in caso contrario sarei già morto.

Il diedro e la curva del tetto, tratto chiave della via
(foto di Enrico Bonino)

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