giovedì 14 febbraio 2008

Il ruolo del capospedizione

Dopo le due esperienze di capospedizione in Up Project, un'intervista sul libro "La montagna: una scuola di management".


1. Quali caratteristiche deve possedere un bravo capo spedizione?

Luca Maspes - Credo che un bravo capo-spedizione lo si possa definire tale solo a giochi fatti, tirando una riga finale sotto il bilancio dell’esperienza appena vissuta. Inoltre averlo fatto su un 6000 in pochi amici non è sicuramente la stessa cosa che su una montagna di 8000 metri con tanta gente al seguito. Per una cosa del genere credo ci voglia non solo una riconosciuta esperienza sul terreno dove si opera, ma anche una certa predisposizione alla nascita: capacità organizzative, carisma, intuizione e sicuramente un po’ di voce grossa quando serve.

2. Quali sono le difficoltà/imprevisti più frequenti che si verificano durante una spedizione? Come le affronti?

Luca Maspes - La peggiore delle difficoltà non l’ho fortunatamente vissuta ma credo la si tema sempre, cioè la perdita di un compagno che tu hai invitato nella tua spedizione. Anche se gli alpinisti sanno già convivere con il rischio, un po’ di responsabilità la senti sempre e comunque. Gli imprevisti meno drammatici penso invece debbano essere affrontati come un impegno da parte di tutti, un lavoro d’equipe tenendo comunque l’”ultima parola del capo” come eventuale decisione finale.

3. Cosa fai per cercare di mantenere sempre alto il morale e la motivazione dei componenti della spedizione?

Luca Maspes - Prendersi un po’ in giro, smitizzarsi e cercare di capire che ambizioni ha in testa il singolo componente è sicuramente un buon inizio per capire come motivarlo. In spedizione ognuno sta vivendo una propria storia personale, condotta con il suo ritmo. Se ti adatti ad esso le motivazioni vengono da sole.

4. Nel caso vi siano contrasti tra alcuni membri della spedizione, come gestisci la situazione? Descrivici un caso emblematico.

Luca Maspes - Nelle mie due belle avventure ho viaggiato con due gruppi di scalatori che sempre si rispettavano tra di loro, alcuni ancor prima di conoscersi veramente. Ho visto quindi solo un bel clima affiatato e nessun momento di scontro tra di noi. Spero di non essere stato solo troppo fortunato...

5. Completa la frase: “Lavorare in team per me significa…”

Luca Maspes - Sicuramente “mettere il risultato finale al di sopra delle proprie ambizioni personali”.

6. Tra la tua prima esperienza come Capo Spedizione e la tua ultima, quali sono stati i principali miglioramenti che ti riconosci?

Luca Maspes - Trip One e Trip Two sono stati imparagonabili tra di loro, per cui non ho potuto riflettere a priori né sperimentare sul campo eventuali migliorie. Nel primo viaggio c’è stata tanta voglia e energia perché tutto andasse bene, quindi risultati alpinistici all’altezza ed un bel modo di proporre un “altro” alpinismo extraeuropeo. Nel secondo viaggio invece la stessa carica e le stesse motivazioni ma mischiati con eventi meno calcolabili, meno pianificabili e legati indissolubilmente alle condizioni meteorologiche.
Il bilancio finale per me è stato positivo e, anche se non lo fosse stato, credo che la breve ma intensa esperienza di UP Project valeva la pena di essere vissuta. Due viaggi unici, una situazione diversa nell’affrontarli, momenti di responsabilità mai affrontati in precedenza… Tutto questo in un tipo di spedizione “complessa” e che probabilmente nel futuro si ritrasformerà per me in quelle care vacanze alpinistiche tra amici. Recentemente infatti, quando mi sono tolto l’etichetta di “capo”, ho riassaporato di più la libertà, le mie scelte e i momenti in cui le sentivo veramente. Ho capito così che non è facile fare il capo-spedizione quando si vuole fare l’alpinista!

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