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martedì 31 gennaio 2012

Cerro Torre pulito?

A me sembra più sporco di prima.
Ad una provocazione di 40 anni fa - perché quella di Maestri è stata anche una provocazione - si è risposto con la presunzione e l'arroganza. Non voglio pensare che l'atto di schiodare la via "Maestri" diventi un messaggio etico per il futuro dell'attività, perché sennò, ad ogni passaggio di generazione e di mezzi la storia dell'alpinismo continuerebbe a ripartire daccapo.
In questo caso inoltre chiamare la salita "by fair means" per me è ridicolo quando sono stati usati gli stessi mezzi per l'"assassinio dell'impossibile". Quindi se vuoi fare il puro non parti ancora con il perforatore nello zaino come ha fatto chi ha tracciato le varianti alla via (ad esempio lo stesso Kruk nel precedente tentativo del 2011) … e purezza per purezza, ora mi chiedo il valore storico che hanno tutte le vie aperte a fianco che si sono connesse alla via Maestri per raggiungere la cima del Torre, guardacaso vie aperte da alpinisti che oggi applaudono il gesto vandalico di Kennedy e Kruk.


"I talebani del Cerro Torre" di Stefano Lovison - Alpine Sketches

sabato 20 gennaio 2007

Saint Exupery, via "Kearney-Harrington"

L'ultima settimana a Chaltén porta già i pensieri di casa ma il maltempo persistente concede un'ultima possibilità il 18 gennaio e nei giorni a seguire. Marcello ha problemi ai tendini della gamba, ricordo della discesa dal Cerro Torre, e mentre penso ad una salita solitaria in velocità, mi si offre la possibilità di provare in cordata con l'argentino Lucas una via sull'Aguja Saint Exupery.
Nel tardo pomeriggio partenza dal camping Madsen di Chaltén e salita rapida al Bivacco dei Polacchi situato sotto le pareti, luogo dove l'argentino aveva un deposito di materiale.
Alle 3 di notte ci muoviamo in compagnia di Nico (Brasile) e Kike (Spagna) e all'attacco della via "Chiaro di Luna" (Giordani-Manfrini-Valentini 1987) incontriamo altre due cordate americane. Nico e Kike, prima intenzionati a provare quest'ultima via, cambiano idea e decidono di unirsi a me e Lucas sulla via "Kearney-Harrington" (1988) della parete Nordovest.
In circa 5 ore scaliamo fino a raggiungere la spalla dove la via si immette sullo Sperone Est (via Buscaini-Candot-Metzeltin-Romani-Sinigoi, 1968). Ancora 3 ore per gli ultimi tiri piuttosto innevati e alle 15 siamo in cima alla Saint Exupery dopo aver salito 700 metri di via, 15 tiri con difficoltà fino al 6b, misto e un passo di A1.
La "cumbre" di una montagna è sempre un bel regalo patagonico dopo tutte queste attese e tentativi. Con il solito maltempo in rapido arrivo ci caliamo lungo la via di salita rientrando al bivacco alle ultime luci del giorno e gustandoci una ventosissima cena sotto il grande masso del bivacco.
Due giorni dopo infine il rientro in Italia, e la fine di un'altra movimentata ma bellissima vacanza!

Intervista su montagna.tv

Fitz Roy, Poincenot, Saint Exupery e Aguja de l'S

domenica 14 gennaio 2007

Tentativo al Fitz Roy con Carolina

Dopo un'altra settimana di brutto tempo si annuncia una nuova tregua che vuole anche dire nuove idee. Marcello se ne va a ritentare il Cerro Torre dalla via Maestri, insieme all'amico argentino Lucas Corbalan. Io e la mia "vecchia amica" la dottoressa di Chalten, Carolina Codo, saliamo invece al Passo Superiore per tentare l'indomani il Fitz Roy, per la via "Franco-Argentina".
Nella notte in alto soffia molto vento ma dalle cueve di neve partono comunque una decina di cordate dirette al Fitz Roy, al Cerro Poincenot e alla Guillaumet. Sotto la Brecha de los Italianos alcune cordate cominciano però a scendere prima dell'alba: neve alta e avvisaglie di maltempo. Altre perseverano verso l'attacco della via e cominciano a salire il canale di misto che porta alla Brecha. Noi pensiamo per un attimo di spostare le nostre mire verso il Poincenot ma quando vediamo ritornare indietro il forte team degli svizzeri (Simon Anthamatten e C.), decidiamo di abbandonare il tentativo.
Il giorno stesso solo un team italiano di tre alpinisti (Paolo Calzà e C) riuscirà a scalare il Fitz Roy con un freddo bivacco lungo la via "Franco-Argentina". Un bel premio alla tenacia e alla determinazione!
Per Marcello, Lucas e i fratelli spagnoli Iker e Eneko Pou invece, tutti pronti al Bivacco Norvegese sotto il Cerro Torre, svanisce l'idea di attaccare il Torre sia per le incerte condizioni del meteo sia per le cattive condizioni della via "Maestri" che ancora non era stata salita da nessuna cordata nella stagione in corso.

Intervista su montagna.tv

sabato 6 gennaio 2007

Cerro Torre, tentativo parete Ovest

Con Marcello Cominetti, appena rientrato dai suoi impegni famigliari qui in Argentina, partiamo il 4 gennaio da Chalten e in due lunghi giorni di tempo bellissimo e caldo approdiamo nel favoloso Circo de Los Altares, dopo aver attraversato il Passo Marconi e percorso una decina di chilometri sullo Hielo Continental trainando la slitta e il carico con noi.
Il 6 gennaio è ancora bello e caldo.
Dalla tendina che abbiamo montato al Filo Rosso ci muoviamo nella prima mattinata con l'intenzione di raggiungere il Colle della Speranza ed il giorno dopo tentare la vetta del Torre. Dopo i nevai iniziali e la sezione di misto che porta all'ultimo canale sotto il colle, l'arrivo del sole vuol dire però l'inizio di scariche di neve e ghiaccio da tutte le pareti. Ci spostiamo rapidamente su una crestina rocciosa al riparo dalle slavine e trascorriamo così tutta la giornata impossibilitati dal muoverci da lì.
Un caldo incredibile, intorno ai 30 gradi e senza un alito di vento, decisamente non la migliore condizione per tentare una via di ghiaccio.
La decisione di scendere il giorno dopo è già presa, siamo in ritardo di un giorno sulle condizioni che potevano consentire una salita di una via di ghiaccio come questa.
Passiamo la notte sulla crestina ed alle prime luci del mattino ci caliamo lungo la via percorsa fino a qui ritornando al Filo Rosso e imboccando la via del rientro lungo lo Hielo Continental. Un'ultima notte nel confortevole rifugio cileno del Passo Marconi e la sera dell'8 gennaio siamo alla Piedra del Fraile, piuttosto affaticati da questa non-stop di 4 giorni.

Intervista su montagna.tv

Con Gerlinde Kalterbrunner ed il suo compagno Ralf Dujmovits 
 al ponte sul Rio Electrico, Horacio ci ha prestato la sua mitica macchina

sabato 30 dicembre 2006

Patagonia: Guillaumet e Giro del Huemul, con Noemi

Negli ultimi giorni di dicembre finalmente il primo squarcio di sereno e, con Marcello temporaneamente in trasferta nel Nord dell'Argentina, ne approfitto per tentare una salita di "assaggio" con Noemi Necker, una simpatica ragazza svizzera in viaggio "sabbatico" (è un architetto a cui è venuta la "tendinite da mouse"), incontrata pochi giorni prima al Rancho Grande.
Un bivacco in tendina sotto il Passo del Quadrado e partenza nella notte verso una delle vie di ghiaccio del versante Est dell'Aguja Guillaumet. Un tentativo che si ferma però in tarda mattinata nei pressi della crepaccia terminale, a causa della grande e pericolosa quantità di neve presente, e pochi minuti dopo, per confermarci la scelta di desistere, il classico e veloce ritorno del maltempo.

Noemi prova l'attrezzatura di Marcello prima di tentare la Guillaumet

lunedì 20 febbraio 2006

Patagonia - Trip Two

Visto che non l'avevano ancora fatto, ritorno al Cerro Piergiorgio per finire "Gringos Locos", linkandoci l'obiettivo su ghiaccio/misto del San Lorenzo, che avevo tentato nel 2002 con Diego Fregona.
Non parteciperò a questa seconda parte perchè il Cerro Piergiorgio mi stava matando...
La volta più vicina alla fine, la mia spedizione più fortunata...

Ecco il resoconto che scrissi per le riviste:

Se il Trip One in Karakorum l’avevamo soprannominato un “villaggio vacanze per alpinisti indipendenti” con difficili scalate in quota ma con un comodo e “servito” campo base di stile himalaiano, il secondo viaggio — Trip Two — di UP Project ha preso altre sembianze: un ambiente più alpino ma anche un lungo “combattimento” fatto di tante attese, svariati tentativi, incidenti lievi e diverse incertezze.
Così è l’alpinismo in Patagonia: una scommessa.


mercoledì 31 marzo 2004

Cerro Torre, via Egger-Maestri, dibattito

Sulla via più misteriosa del mondo mi espressi in un'intervista sulle pagine montagna del quotidiano "La Provincia" curate dal validissimo Giorgio Spreafico che negli anni successivi scriverà un libro sulla questione.
Ne seguì un alzata di voce di basso livello con Ermanno Salvaterra sulle pagine dei forum, mi restò la convinzione di volerci credere anche se oggi le prove continuano a dire di no all'esistenza di questa incredibile impresa.




lunedì 9 dicembre 2002

Patagonia 2002, da solo a Chaltén

Nel mese successivo al tentativo sul San Lorenzo con Diego Fregona mi sposto a Chaltén dove decido di prolungare il mio viaggio da solo, senza mete ben chiare ma con tanta voglia di girare tra queste montagne.
Due mail che inviai al sito Intraisass di Alberto Peruffo:

venerdì 1 novembre 2002

Patagonia: Cerro Hermoso e San Lorenzo

Il viaggio è cominciato il 18 ottobre con destinazione la zona del San Lorenzo dove io ed il mio compagno Diego Fregona, Guida Alpina di Castione della Presolana (Bg), abbiamo trascorso circa 20 giorni di permanenza. Avvicinamento dal lato argentino (Perito Moreno - Lago Posadas - Valle del Rio Oro) e campo base sotto il versante NE della montagna, uno dei possibili obiettivi della nostra vacanza. Le condizioni generali erano primaverili, con molta neve ma poco vento e giornate calde.

Il versante Nord del Monte San Lorenzo

mercoledì 1 gennaio 1997

Patagonia, la vida!

Dopo la via nuova sul Cerro Piergiorgio e la solitaria alla Guillaumet, rimango da solo a vivere un altro mese e mezzo patagonico.
Il diario di quei giorni:

5 gennaio

Anche Dante mi lascia solo. E’ arrivato il suo momento di rientrare nella nazione più stressata di questo mondo. Quando saluta tutti e sale sull’autobus, riesco a leggere nei suoi occhi commossi il desiderio di ritornare, di rivivere un’esperienza che va al di là delle rocce, dei ghiacci, delle cime raggiunte.
Adesso sono rimasto solo, fisicamente ma non mentalmente. Ci sono alpinisti e amici di tutte le nazionalità, persone che mi costringono ad abbandonare i miei ambiziosi programmi solitari. Mi accordo con Rolo, Rolando Garibotti per l’anagrafe. E’ un ragazzo argentino, originario italiano ma che ora vive in Stati Uniti. Anche lui è senza compagno e anche lui ha ascoltato i ricordi che Cesarino Fava ci racconta in continuazione qui in paese. Cesarino, per chi non lo sapesse, ha partecipato alla spedizione della prima ascensione del Cerro Torre nel 1959, quella di Cesare Maestri e Toni Egger. La morte di Egger e la perdita del materiale fotografico hanno fatto sì che tutto il mondo anglosassone attaccasse la veridicità della salita. Il mistero del Torre non è ancora stato risolto poichè nessuno è ancora riuscito a ripetere la via dei primi salitori.
Alla fine guardo in faccia Rolando: “Perchè non andiamo a provare?”.
Cesarino ha le lacrime agli occhi quando ci vede partire verso il campo base, in direzione del Cerro Torre, la montagna che ha segnato la sua vita.

6 gennaio

La favola è durata poco. Poco sopra il campo base c’è la neve e questo non è un buon segno per l’idea di tentare il Torre. Con Rolando pianifichiamo altre ascensioni e non è un lavoro facile: le condizioni delle pareti sono pessime, il maltempo è in azione da quasi un mese e le vie di roccia sono tutte ghiacciate, insomma, una bella gatta da pelare!

La vecchia e mitica casetta del Campo Bridwell (ora Campo De Agostini)

domenica 8 dicembre 1996

Aguja Guillaumet, Sperone NW integrale, solo

Non è possibile riposare quando c’è il sole. Proprio no, almeno qui.
In un clima di felicità ed appagamento (mi sono liberato subito del Piergiorgio!) ho pensato al colpaccio di una solitaria. Parto alle quattro di mattina, in compagnia di Dante e di Aldo Leviti, guida alpina trentina che si è aggregata alla nostra spedizione. Loro salgono veloci, troppo veloci per le mie gambe stanche dai giorni precedenti. Li saluto poco sotto il Passo del Quadrado ed auguro loro buona fortuna per il tentativo al Fitz Roy. Io mi dirigo verso una forcella rocciosa dove comincia lo Sperone Nordovest dell’Aguja Guillaumet. Alle 8 e 30 sono pronto per scalare, armato di tutto ciò che mi servirà per 1000 metri di creste, nevai, rocce ghiacciate e rocce difficili. In circa due ore supero la variante aperta da Maurizio nel 1990, primo tratto di sperone che in alto si unisce alla via “Fonrouge”. Per ora tutto ok, a parte la fatica di dover arrampicare slegato sul quinto grado superiore, con zaino sulle spalle e piccozza all’imbragatura. Dopo un tratto di misto e diversi tiri di ottimo granito fessurato, mi appare la difficile sezione sommitale. Tiro fuori la corda, il materiale per autoassicurarmi e parto per il diedro più impegnativo della via, una lughezza da salire in artificiale. Salgo titubante, pronto per attaccarmi ai chiodi ed ai friends che posiziono ogni due metri. Ma questo non succede! Alla fine sono servite a qualcosa tutte quelle fessure ad incastro negli Stati Uniti!
Dopo il diedro proseguo slegato, anche lungo una fessura mezza ghiacciata di sesto grado. Sono ora sullo spigolo sommitale e velocemente mi godo gli ultimi tiri di caldo granito che separano la parete dal nevaio della cima. Lascio tutto qui, prendo piccozza e ramponi e, mezz’ora più tardi, mi ritrovo sul punto più alto di questa montagna. L’euforia è alle stelle quando urlo “CUUUUUMBREEEEEEE” e cerco di salire in equilibrio sul punto più alto del blocco roccioso sommitale. Mi rilasso un po' e scoprirò solo più tardi tutti i casini che possono dare le corde incastrate durante la lunga discesa in corda doppia, da solo...

Lo Sperone NW dal Passo del Quadrado sale fino alla vetta della Guillaumet

giovedì 5 dicembre 1996

Cerro Piergiorgio, "Esperando la cumbre", prima salita

Seconda volta in Patagonia e torno con Maurizio Giordani per finire "Gringos Locos" dopo che avevamo lasciato tutte le corde fisse in parete. C'è con noi anche Dante Barlascini, già soprannominato "il suicida" poichè si è offerto di essere il primo a salire sulle vecchie corde. Il problema non si pone in quanto alla base della parete vediamo che le corde fisse sono state distrutte dal vento e dall'inverno patagonico.
Non avendo materiale con noi per ricominciare da capo "Gringos Locos", lasciamo Dante con Aldo Leviti (tenteranno la "Supercanaleta" del Fitz Roy) e con Maurizio salgo sempre sul Cerro Piergiorgio una nuova linea nella goulotte del lato sinistro della Nordovest e lo sperone di roccia e misto che la divide dal versante opposto.

Primo giorno, nella goulotte

venerdì 1 dicembre 1995

Cerro Piergiorgio, "Gringos Locos", tentativo

Il mio primo viaggio alpinistico extraeuropeo, invitato da Maurizio Giordani per tentare una delle pareti più belle del mondo, ancora mai salita nel suo lato Nordovest, il più alto.
Fino alla base della parete ci accompagnano i nostri amici vecchietti (Margola, Boselli, Cabas e Bonfanti), poi ci lasciano soli al nostro progetto.
Un'esperienza durata solo 25 giorni, noi due in parete, con poco materiale, al nostro massimo livello di forma e testa per l'arrampicata.
Così creiamo "Gringos Locos", il nostro capolavoro incompiuto...