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lunedì 26 dicembre 2011

"Mackrouny", freesolo/highball, Sasso Remenno

Questa volta non un boulder ma una delle vie di riferimento dei nostri vent'anni fa (vecchio VIII+ vale a dire 7a+ odierno), mia e di Moghi che oggi mi ha accompagnato e vigilato in questa idea.
3spit + sosta trasformati in una mini free-solo o semplicemente un highball neanche troppo pericoloso se si abbonda di materassi. Oggi usati solo due crash per propendere eticamente verso la prima ipotesi...


mercoledì 10 settembre 2008

Pizzo Torrone Occidentale, vie nuove

Tra le mie pareti preferite in Val di Zocca, sulle pareti Ovest ed Est dell'Avancorpo vi ho salito vie nuove dai 200 ai 400 metri di lunghezza, tutte con stili ed obiettivi diversi:

1990: MELONIMASPES CRACK (con Oscar Meloni, VI-, tradizionale)
1992: VIA PER MONICA GIULIA E PAOLA (in solitaria senza corda, VI-)
1993: CIOTA CICOZ (con Cristiano Perlini, VII, tradizionale)
1994: EL DIABLO (terminata con Stefano Righetti, VIII e A1, con spit e trapano)
1997: GURONSAN (con Giovanni Ongaro, 5c, con spit e trapano)
2006: KRIMINAL (con Andrea Barbieri e Fabio Salini, 6a+/b, con spit e trapano)
2008: NON E' POSTO PER VECCHI STAMBECCHI (con Marco Lanzavecchia e Luca Mozzati, VI+, tradizionale)

Avancorpo Pizzo Torrone Occidentale, parete SW

sabato 12 maggio 2007

Torre del Moai," Tonteria", prima salita

Giro solitario di inizio stagione, con l'intenzione di iniziare una via nuova sul Rombo delle Galassie salgo molto carico in giornata e dopo 4 ore sono alla base piuttosto dubbioso: tanta roccia bagnata e colate nere che vogliono dire neve in scioglimento. Abbandono una parte di materiale e mi spingo più in alto, sotto la Torre del Moai dove nel 1990 avevo tracciato la mia prima via nuova in montagna ("Bandeiras", con Mario Vannuccini).
Non so se nessuno ha mai ripetuto "Amanda Lear", la prima via dei Sassisti sulla Torre, così, senza relazione, comincio a scalare dove immagino abbiano cominciato loro. Più o meno ci azzecco ma nella parte alta tiro troppo diritto e finisco ad inventarmi la mia via, sempre autoassicurato (per modo di dire vista la tenuta dei chiodi). Scendo a valle la sera con la schiena spezzata, salire in giornata al Cameraccio con più di 20 kg sulle spalle è sempre una mazzata.

La baita Ersaf in Val Cameraccio

giovedì 31 agosto 2006

Val Merdarola

Tra le meno conosciute zone di arrampicata nel Masino, a parte la bella "Waiting List" alla Punta Fiorelli che negli ultimi anni è diventata una classica.
Alcune foto delle varie incursioni nella valle.

Punta Fiorelli e Punta Medaccio.
Da sinistra "Waiting list", "Quattro salti in padella",
"Volver", "Il triangolo d'oro" e "Aguas y placas"


mercoledì 30 agosto 2006

Sasso Nero, Bernina, vie nuove

Mi è sempre piaciuto il Sasso Nero, un insieme di quinte e torri rocciose sempre di ottima roccia e sempre lontano dalla civiltà. Nel corso degli anni diverse vie nuove, tutte in stile tradizionale e con diversi compagni.

I pilastri della parete Est, sullo sfondo il Monte Disgrazia

domenica 2 luglio 2006

Da solo sul Pizzo Badile, le vie

1991, senza corda e "a vista" su "Neverland" alla parete Nordest
(foto di Abbondio Spinelli, nella cordata che stava salendo la stessa via)

sabato 22 febbraio 2003

Sasso Moro, "Senza Pietà", prima salita

In solitaria sulla parete Sudest del Sasso Moro, un insieme di salti e di cascate di ghiaccio che si alternano a lunghi tratti di misto, quasi mai in condizioni. Ho lungamente cercato questa salita, aspettavo solo le condizioni migliori per affrontarla: ghiacciata al punto giusto e con ridotti pericoli di slavine.


giovedì 1 giugno 2000

Picco Luigi Amedeo, "Elettroshock"

Una via di Tarcisio Fazzini che ho sempre amato, piuttosto atipica nel Masino "regno delle placche" e così una via che ti spompa fino alla fine.

La prima volta la salii con Teo Colzada, poi qualche anno dopo in velocità con l'amico parmense Stefano Righetti... e infine la salita solitaria del giugno 2000 di cui feci un video e scrissi qualcosa su planetmountain

La storia del Picco e di questa via sull'annuario UP 2007

La prima volta sulla grande lama di "Elettroshock"

mercoledì 2 giugno 1999

Karakorum, Chogtoi Glacier, "Indian Arete" e Simo Peak

La mia seconda spedizione in Karakorum durerà due mesi, con due gruppi diversi e con due zone diverse da visitare.
La prima parte del viaggio è nel Chogtoi Glacier, una laterale del Baltoro che finisce sotto le pareti Nord dei Latok e dell'Ogre. Sono con Emanuele Pellizzari, Gianni Zappa, Massimo Sala ed il geologo Paolino Biffi, aggregato a cercar minerali.

Il video del tentativo all'"Indian Arete" del Latok III, qualche foto (in bassa risoluzione) ed il racconto dell'esperienza di Emanuele "Kinobi" Pellizzari.




sabato 30 agosto 1997

Quota 3228, invernali, solitarie e vie nuove

Un piccolo gioiello incastonato tra due superpotenze come la Punta Allievi e la Cima di Castello. Sulla Quota 3228, chiamata anche Punta Baroni, ci sono solo vie di classe di epoche diverse.
L'ho visitata la prima volta in invernale con Moreno Fiorelli, salendo la via più recente del periodo ("Isippazzo", di D.Galbiati e C.) e uscendo per la via degli Inglesi ("Via Senza Sole"). Ci tornai in solitaria per ripetere la via "Città di Sondrio", all'epoca tra i più difficili itinerari della Val di Zocca, una solitaria veloce ma delicata, anche a causa della roccia da stare attenti.
Infine, nel 1997 spittaiolo, io e Giovanni Ongaro ci concedemmo un break dal trapano salendo un nuovo itinerario centrale che si rivelò piuttosto impegnativo, sempre arrampicata "aperta" su parete quasi verticale, protetta da nuts e friends di piccole misure piazzati su lame solide ma dal suono inquietante. "Mondi Sommersi" non ne uscì come la vera via direttissima perchè in alto trovammo una scappatoia sulla sinistra del difficile muro sommitale.

lunedì 28 luglio 1997

Grand Capucin, "Voyage selon Gulliver", prima solitaria (?)

GRAND CAPUCIN (3838 m)
parete Sud-Est
via “VOYAGE SELON GULLIVER” (Michel Piola-Pierre Alain Steiner 1982)
400 m
ED+
diff. max 7a+ e A1 (3 pendoli)

Ripetizione in solitaria (prima solitaria ?) in circa 5 ore (dalle cengie Bonatti fino ad un tiro dalla cresta) - autoassicurato su due terzi dell’itinerario.

sabato 3 maggio 1997

"La Spada nella roccia", prima solitaria

Prima ascensione solitaria di "La spada nella roccia" (O. e T.Fazzini, N.Riva 1989) in circa 10 ore di arrampicata effettiva, il 2 e 3 maggio 1997.
Bivacco su portaledge alla base della grande lama di centro parete.
Autoassicurazione quasi totale ad eccezione delle prime 3 lunghezze.
Difficoltà originali della via, VIII e A4 (VIII- obbligatorio, ABO).

A metà della "foglia" (foto Andrea Innocenti)

sabato 8 marzo 1997

Pilastro del Scingino, Cavalcorto

Un poderoso pilastro di placche su una delle cime che fanno da contorno al Cavalcorto, diventato famoso per la via "Delta Minox" di Tarcisio Fazzini e Norberto Riva, sicuramente una delle più ardite e belle vie di placca delle Alpi Centrali. La ripetei solo una volta negli anni appena dopo l'apertura, insieme a Luciano Barbieri; oggi è stata anche richiodata (solo sostituzione di spit) per il volere degli amici e famigliari di Tarcisio ma mantiene inalterato il suo fascino di via temuta, con protezioni distanti e passi obbligatori.

Sullo stesso pilastro torno qualche anno dopo in un caldo inverno, per ripetere da solo la neonata "Scarpette Chicco".

SCARPETTE CHICCO (Vago-Maccario-Pili-Calori 1996) - 400 m - 7a/A1 (6b+ obbl.)
prima ripetizione solitaria, 8 marzo 1997 in 5 ore circa, fino al 10 tiro e da qui giunzione con la via “Chi si Ferma è perduto”. Autoassicurazione su tutte le lunghezze.
Condizioni ottime, molta neve nell’avvicinamento (bivacco nel grottino alla spalla prima della parete), clima “estivo” lungo la via.
Per questi itinerari su pareti esposte a Sud e a questa quota di “media montagna” (2000-2500 metri), è difficile parlare di “invernali” nel vero senso della parola.

Scingino e Cavalcorto in veste pseudo-invernale

domenica 8 dicembre 1996

Aguja Guillaumet, Sperone NW integrale, solo

Non è possibile riposare quando c’è il sole. Proprio no, almeno qui.
In un clima di felicità ed appagamento (mi sono liberato subito del Piergiorgio!) ho pensato al colpaccio di una solitaria. Parto alle quattro di mattina, in compagnia di Dante e di Aldo Leviti, guida alpina trentina che si è aggregata alla nostra spedizione. Loro salgono veloci, troppo veloci per le mie gambe stanche dai giorni precedenti. Li saluto poco sotto il Passo del Quadrado ed auguro loro buona fortuna per il tentativo al Fitz Roy. Io mi dirigo verso una forcella rocciosa dove comincia lo Sperone Nordovest dell’Aguja Guillaumet. Alle 8 e 30 sono pronto per scalare, armato di tutto ciò che mi servirà per 1000 metri di creste, nevai, rocce ghiacciate e rocce difficili. In circa due ore supero la variante aperta da Maurizio nel 1990, primo tratto di sperone che in alto si unisce alla via “Fonrouge”. Per ora tutto ok, a parte la fatica di dover arrampicare slegato sul quinto grado superiore, con zaino sulle spalle e piccozza all’imbragatura. Dopo un tratto di misto e diversi tiri di ottimo granito fessurato, mi appare la difficile sezione sommitale. Tiro fuori la corda, il materiale per autoassicurarmi e parto per il diedro più impegnativo della via, una lughezza da salire in artificiale. Salgo titubante, pronto per attaccarmi ai chiodi ed ai friends che posiziono ogni due metri. Ma questo non succede! Alla fine sono servite a qualcosa tutte quelle fessure ad incastro negli Stati Uniti!
Dopo il diedro proseguo slegato, anche lungo una fessura mezza ghiacciata di sesto grado. Sono ora sullo spigolo sommitale e velocemente mi godo gli ultimi tiri di caldo granito che separano la parete dal nevaio della cima. Lascio tutto qui, prendo piccozza e ramponi e, mezz’ora più tardi, mi ritrovo sul punto più alto di questa montagna. L’euforia è alle stelle quando urlo “CUUUUUMBREEEEEEE” e cerco di salire in equilibrio sul punto più alto del blocco roccioso sommitale. Mi rilasso un po' e scoprirò solo più tardi tutti i casini che possono dare le corde incastrate durante la lunga discesa in corda doppia, da solo...

Lo Sperone NW dal Passo del Quadrado sale fino alla vetta della Guillaumet

sabato 5 agosto 1995

Jumar Iscariota, prima ascensione solitaria

Badile parete NW, al centro il Pilastro a Goccia (foto M.Volken)
(racconto del 1995 pubblicato su Intraisass)

Dieci giorni di torture al fisico sotto forma di alcool, fumo, donne e altre porcherie, dieci giorni di completa dimenticanza dei problemi alpinistici del momento, dieci giorni nei quali non mi ero più riconosciuto, poi ho capito che forse sarebbe stato meglio non essere riuscito a farla. “LA Via” mi aveva succhiato il cervello ed in quei giorni successivi, con una Marlboro fumante in bocca, ero costretto a battere i tasti del computer per ritrovare l'origine del mio soprannome, vale a dire un fanatico arrampicatore in cerca di emozioni forti, avventure totali e rischi da aggirare sapientemente.

venerdì 23 giugno 1995

Averta, "Soli di Ghiaccio", prima solitaria

Al centro, l'inconfondibile diedro di "Soli di ghiaccio"
Salito al Rifugio Allievi-Bonacossa il 22 giugno, ho raggiunto la mattina successiva la base della parete della Costiera dell’Averta sulla quale sale la difficile e famosa via dei “Soli di Ghiaccio”, aperta da Merizzi e Miotti nel 1982.

sabato 25 marzo 1995

Mont Blanc du Tacul + Grandes Jorasses in solitaria

Speed-solo sul "Linceul", Grandes Jorasses;
Questa foto me la scattò una cordata francese con la quale condivisi
la lunga e complessa discesa dalla Cresta des Hirondelles alla Val Ferret

La mia avventura è partita dall’Aiguille du Midi dopo aver dovuto attendere più di due ore a Chamonix per districarmi nella coda dei numerosi (troppi) sciatori della Vallée Blanche.

Finalmente alle dieci e trenta esco dal tunnel della funivia e, calzati i miei piccoli sci da 1 metro e trenta, comincio a scivolare verso il Tacul.
Con me ho solamente un piccolo zainetto da escursionista contenente due piccozze, i ramponi, una corda da 7 mm lunga 100 metri, una borraccia e qualche alimento energetico. Giunto all’inizio del mio primo obiettivo lascio gli sci e, superata la terminale, comincio a salire lungo il canale nevoso che mi porterà alla goulotte "Gabarrou-Albinoni".

mercoledì 4 maggio 1994

Sardegna - Cusidore e Supramonte

L'anno del servizio militare ho la fortuna di passare quasi due mesi in Sardegna (in albergo :-) come istruttore di alpinismo. Arrampichiamo e chiodiamo facili vie dal lunedi al venerdi con gli allievi (tenenti e sottoufficiali) e nel weekend in libertà scaliamo per il nostro piacere.

Con Stefano Piccoliori di Cortina d'Ampezzo, mio compagno di naja, ci sbizzariamo nella zona del Cusidore e portiamo a casa la prima ripetizione di "Spalle al muro", una difficile via storica di Marco Bernardi sulle fessure del Bruncu Nieddu.
Sul Cusidore invece ripetiamo la "Voie dell'Amitié" dei fratelli Remy, "La forza del destino" di Oviglia ed in una lunga giornata solitaria mi ingaggio da solo su "Cuore di Pietra", all'epoca la più lunga via moderna dell'isola.

Punta Cusidore

domenica 17 gennaio 1993

Pizzo Badile, "Totò Riina", prima salita e invernale

Una via nuova in inverno e da solo sulla mia montagna preferita, desiderio di un diciannovenne ambizioso. Così mi ritrovo appeso come un salame a metà parete Sudovest del Badile, cercando un posto per bivaccare ma trovando solo un pendio di ghiaccio inclinato dove mi scavo un piccolo gradino per passare la notte... Al mattino vado avanti un tiro e incontro un salto di ghiaccio; con una piccozza e la stanchezza per la notte in bianco decido di mollare e mi calo lungo i 6 tiri saliti il giorno prima.

Ci ritorno l'anno dopo ancora in inverno, questa volta in due cordate (con Stefano Mogavero, Danilo Grossi e i valligiani Daniele Fiorelli e Benvenuto Moré). La salita fila via liscia e per uscire passiamo per i ripidi nevai tra questo pilastro e la cresta Ovest.
Un po' goliardicamente, dedicheremo questa via alla primula rossa Totò Riina, appena catturato, non sapendo che l'anno dopo partiranno una serie di lettere ed articoli su questo "affronto" di denominare una via alpinistica ad un personaggio mafioso... Anche la RAI si interessò al problema, dedicandoci un ampio servizio sul Tg regionale.

Un articolo del Corriere della Sera.

Pizzo Badile, parete Sudovest, "Totò Riina"