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lunedì 28 luglio 1997

Grand Capucin, "Voyage selon Gulliver", prima solitaria (?)

GRAND CAPUCIN (3838 m)
parete Sud-Est
via “VOYAGE SELON GULLIVER” (Michel Piola-Pierre Alain Steiner 1982)
400 m
ED+
diff. max 7a+ e A1 (3 pendoli)

Ripetizione in solitaria (prima solitaria ?) in circa 5 ore (dalle cengie Bonatti fino ad un tiro dalla cresta) - autoassicurato su due terzi dell’itinerario.

sabato 3 maggio 1997

"La Spada nella roccia", prima solitaria

Prima ascensione solitaria di "La spada nella roccia" (O. e T.Fazzini, N.Riva 1989) in circa 10 ore di arrampicata effettiva, il 2 e 3 maggio 1997.
Bivacco su portaledge alla base della grande lama di centro parete.
Autoassicurazione quasi totale ad eccezione delle prime 3 lunghezze.
Difficoltà originali della via, VIII e A4 (VIII- obbligatorio, ABO).

A metà della "foglia" (foto Andrea Innocenti)

sabato 8 marzo 1997

Pilastro del Scingino, Cavalcorto

Un poderoso pilastro di placche su una delle cime che fanno da contorno al Cavalcorto, diventato famoso per la via "Delta Minox" di Tarcisio Fazzini e Norberto Riva, sicuramente una delle più ardite e belle vie di placca delle Alpi Centrali. La ripetei solo una volta negli anni appena dopo l'apertura, insieme a Luciano Barbieri; oggi è stata anche richiodata (solo sostituzione di spit) per il volere degli amici e famigliari di Tarcisio ma mantiene inalterato il suo fascino di via temuta, con protezioni distanti e passi obbligatori.

Sullo stesso pilastro torno qualche anno dopo in un caldo inverno, per ripetere da solo la neonata "Scarpette Chicco".

SCARPETTE CHICCO (Vago-Maccario-Pili-Calori 1996) - 400 m - 7a/A1 (6b+ obbl.)
prima ripetizione solitaria, 8 marzo 1997 in 5 ore circa, fino al 10 tiro e da qui giunzione con la via “Chi si Ferma è perduto”. Autoassicurazione su tutte le lunghezze.
Condizioni ottime, molta neve nell’avvicinamento (bivacco nel grottino alla spalla prima della parete), clima “estivo” lungo la via.
Per questi itinerari su pareti esposte a Sud e a questa quota di “media montagna” (2000-2500 metri), è difficile parlare di “invernali” nel vero senso della parola.

Scingino e Cavalcorto in veste pseudo-invernale

mercoledì 1 gennaio 1997

Patagonia, la vida!

Dopo la via nuova sul Cerro Piergiorgio e la solitaria alla Guillaumet, rimango da solo a vivere un altro mese e mezzo patagonico.
Il diario di quei giorni:

5 gennaio

Anche Dante mi lascia solo. E’ arrivato il suo momento di rientrare nella nazione più stressata di questo mondo. Quando saluta tutti e sale sull’autobus, riesco a leggere nei suoi occhi commossi il desiderio di ritornare, di rivivere un’esperienza che va al di là delle rocce, dei ghiacci, delle cime raggiunte.
Adesso sono rimasto solo, fisicamente ma non mentalmente. Ci sono alpinisti e amici di tutte le nazionalità, persone che mi costringono ad abbandonare i miei ambiziosi programmi solitari. Mi accordo con Rolo, Rolando Garibotti per l’anagrafe. E’ un ragazzo argentino, originario italiano ma che ora vive in Stati Uniti. Anche lui è senza compagno e anche lui ha ascoltato i ricordi che Cesarino Fava ci racconta in continuazione qui in paese. Cesarino, per chi non lo sapesse, ha partecipato alla spedizione della prima ascensione del Cerro Torre nel 1959, quella di Cesare Maestri e Toni Egger. La morte di Egger e la perdita del materiale fotografico hanno fatto sì che tutto il mondo anglosassone attaccasse la veridicità della salita. Il mistero del Torre non è ancora stato risolto poichè nessuno è ancora riuscito a ripetere la via dei primi salitori.
Alla fine guardo in faccia Rolando: “Perchè non andiamo a provare?”.
Cesarino ha le lacrime agli occhi quando ci vede partire verso il campo base, in direzione del Cerro Torre, la montagna che ha segnato la sua vita.

6 gennaio

La favola è durata poco. Poco sopra il campo base c’è la neve e questo non è un buon segno per l’idea di tentare il Torre. Con Rolando pianifichiamo altre ascensioni e non è un lavoro facile: le condizioni delle pareti sono pessime, il maltempo è in azione da quasi un mese e le vie di roccia sono tutte ghiacciate, insomma, una bella gatta da pelare!

La vecchia e mitica casetta del Campo Bridwell (ora Campo De Agostini)

domenica 8 dicembre 1996

Aguja Guillaumet, Sperone NW integrale, solo

Non è possibile riposare quando c’è il sole. Proprio no, almeno qui.
In un clima di felicità ed appagamento (mi sono liberato subito del Piergiorgio!) ho pensato al colpaccio di una solitaria. Parto alle quattro di mattina, in compagnia di Dante e di Aldo Leviti, guida alpina trentina che si è aggregata alla nostra spedizione. Loro salgono veloci, troppo veloci per le mie gambe stanche dai giorni precedenti. Li saluto poco sotto il Passo del Quadrado ed auguro loro buona fortuna per il tentativo al Fitz Roy. Io mi dirigo verso una forcella rocciosa dove comincia lo Sperone Nordovest dell’Aguja Guillaumet. Alle 8 e 30 sono pronto per scalare, armato di tutto ciò che mi servirà per 1000 metri di creste, nevai, rocce ghiacciate e rocce difficili. In circa due ore supero la variante aperta da Maurizio nel 1990, primo tratto di sperone che in alto si unisce alla via “Fonrouge”. Per ora tutto ok, a parte la fatica di dover arrampicare slegato sul quinto grado superiore, con zaino sulle spalle e piccozza all’imbragatura. Dopo un tratto di misto e diversi tiri di ottimo granito fessurato, mi appare la difficile sezione sommitale. Tiro fuori la corda, il materiale per autoassicurarmi e parto per il diedro più impegnativo della via, una lughezza da salire in artificiale. Salgo titubante, pronto per attaccarmi ai chiodi ed ai friends che posiziono ogni due metri. Ma questo non succede! Alla fine sono servite a qualcosa tutte quelle fessure ad incastro negli Stati Uniti!
Dopo il diedro proseguo slegato, anche lungo una fessura mezza ghiacciata di sesto grado. Sono ora sullo spigolo sommitale e velocemente mi godo gli ultimi tiri di caldo granito che separano la parete dal nevaio della cima. Lascio tutto qui, prendo piccozza e ramponi e, mezz’ora più tardi, mi ritrovo sul punto più alto di questa montagna. L’euforia è alle stelle quando urlo “CUUUUUMBREEEEEEE” e cerco di salire in equilibrio sul punto più alto del blocco roccioso sommitale. Mi rilasso un po' e scoprirò solo più tardi tutti i casini che possono dare le corde incastrate durante la lunga discesa in corda doppia, da solo...

Lo Sperone NW dal Passo del Quadrado sale fino alla vetta della Guillaumet

giovedì 5 dicembre 1996

Cerro Piergiorgio, "Esperando la cumbre", prima salita

Seconda volta in Patagonia e torno con Maurizio Giordani per finire "Gringos Locos" dopo che avevamo lasciato tutte le corde fisse in parete. C'è con noi anche Dante Barlascini, già soprannominato "il suicida" poichè si è offerto di essere il primo a salire sulle vecchie corde. Il problema non si pone in quanto alla base della parete vediamo che le corde fisse sono state distrutte dal vento e dall'inverno patagonico.
Non avendo materiale con noi per ricominciare da capo "Gringos Locos", lasciamo Dante con Aldo Leviti (tenteranno la "Supercanaleta" del Fitz Roy) e con Maurizio salgo sempre sul Cerro Piergiorgio una nuova linea nella goulotte del lato sinistro della Nordovest e lo sperone di roccia e misto che la divide dal versante opposto.

Primo giorno, nella goulotte

venerdì 1 novembre 1996

USA - tour 1996

In venti giorni di giro, partendo da Los Angeles, con Maurizio Giordani e altri amici (Francesco Margola, Dario Cabas, Giuseppe Bonfanti, Felice Boselli, Pippo Pellegrini e Jacopo Merizzi) ci prepariamo per la trasferta patagonica successiva (io e Maurizio scenderemo direttamente da Los Angeles a Buenos Aires); un veloce tour in alcune delle più belle zone di arrampicata: Yosemite, Red Rocks, Canyonlands e Joshua Tree.

Capitan, North American Wall

venerdì 1 dicembre 1995

Cerro Piergiorgio, "Gringos Locos", tentativo

Il mio primo viaggio alpinistico extraeuropeo, invitato da Maurizio Giordani per tentare una delle pareti più belle del mondo, ancora mai salita nel suo lato Nordovest, il più alto.
Fino alla base della parete ci accompagnano i nostri amici vecchietti (Margola, Boselli, Cabas e Bonfanti), poi ci lasciano soli al nostro progetto.
Un'esperienza durata solo 25 giorni, noi due in parete, con poco materiale, al nostro massimo livello di forma e testa per l'arrampicata.
Così creiamo "Gringos Locos", il nostro capolavoro incompiuto...


sabato 5 agosto 1995

Jumar Iscariota, prima ascensione solitaria

Badile parete NW, al centro il Pilastro a Goccia (foto M.Volken)
(racconto del 1995 pubblicato su Intraisass)

Dieci giorni di torture al fisico sotto forma di alcool, fumo, donne e altre porcherie, dieci giorni di completa dimenticanza dei problemi alpinistici del momento, dieci giorni nei quali non mi ero più riconosciuto, poi ho capito che forse sarebbe stato meglio non essere riuscito a farla. “LA Via” mi aveva succhiato il cervello ed in quei giorni successivi, con una Marlboro fumante in bocca, ero costretto a battere i tasti del computer per ritrovare l'origine del mio soprannome, vale a dire un fanatico arrampicatore in cerca di emozioni forti, avventure totali e rischi da aggirare sapientemente.

venerdì 23 giugno 1995

Averta, "Soli di Ghiaccio", prima solitaria

Al centro, l'inconfondibile diedro di "Soli di ghiaccio"
Salito al Rifugio Allievi-Bonacossa il 22 giugno, ho raggiunto la mattina successiva la base della parete della Costiera dell’Averta sulla quale sale la difficile e famosa via dei “Soli di Ghiaccio”, aperta da Merizzi e Miotti nel 1982.

sabato 25 marzo 1995

Mont Blanc du Tacul + Grandes Jorasses in solitaria

Speed-solo sul "Linceul", Grandes Jorasses;
Questa foto me la scattò una cordata francese con la quale condivisi
la lunga e complessa discesa dalla Cresta des Hirondelles alla Val Ferret

La mia avventura è partita dall’Aiguille du Midi dopo aver dovuto attendere più di due ore a Chamonix per districarmi nella coda dei numerosi (troppi) sciatori della Vallée Blanche.

Finalmente alle dieci e trenta esco dal tunnel della funivia e, calzati i miei piccoli sci da 1 metro e trenta, comincio a scivolare verso il Tacul.
Con me ho solamente un piccolo zainetto da escursionista contenente due piccozze, i ramponi, una corda da 7 mm lunga 100 metri, una borraccia e qualche alimento energetico. Giunto all’inizio del mio primo obiettivo lascio gli sci e, superata la terminale, comincio a salire lungo il canale nevoso che mi porterà alla goulotte "Gabarrou-Albinoni".

martedì 28 febbraio 1995

Cascate in Val di Zocca, prime salite

Le prime salite sul muro di cascate della Val di Zocca, prima dell'entrata del pianone e sotto il Rifugio Allievi-Bonacossa (è rimasto anche il termine "le cascate dell'Allievi").
Per l'occasione esplorativa riesco a scomodare e convincere l'amico Ezio Marlier ed il maestro Patrick Gabarrou che era in giro con lui in quel periodo. Il sabato, appena arrivati, saliamo sopra il campeggio al "Couloir per nostalgici" e lo allunghiamo fino in cima con due tiri belli e non banali.
Domenica presto, in 4 ore e tanta neve arriviamo sotto le cascate di Zocca, tutte per noi.
Una scelta facile se puoi scegliere: la più bella e la più grossa, cioè l'estetica di "Chandelle Gabarrou" (dedicata al suo primo salitore) e la quantità di ghiaccio del muro gigante di "Rampikino mayday" (per il nome chiedere a Ezio il perchè :-) .

Le cascate della Val di Zocca (o cascate dell'Allievi)

venerdì 17 febbraio 1995

Valgrisenche, Cascata di Planaval, prima salita

Il primo incontro con il maestro del ghiaccio Patrick Gabarrou, chiamato dal local Ezio Marlier che ospita me e Nicolò Berzi in queste trasferte ghiacciatorie valdostane, vuol dire subito una prima ascensione di spessore in terra occidentale.
Sotto una fitta nevicata, in due cordate risolviamo l'ancora inscalato cascatone sopra Planaval.
Il giorno dopo, sempre con Gabarrou ma senza Ezio, saliamo nel lato opposto della valle una linea molto bella ma più semplice, che chiamiamo "Le professeur de la glace" (dedicata al Gab).

In alto, la Cascata di Planaval