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venerdì 1 novembre 1996

USA - tour 1996

In venti giorni di giro, partendo da Los Angeles, con Maurizio Giordani e altri amici (Francesco Margola, Dario Cabas, Giuseppe Bonfanti, Felice Boselli, Pippo Pellegrini e Jacopo Merizzi) ci prepariamo per la trasferta patagonica successiva (io e Maurizio scenderemo direttamente da Los Angeles a Buenos Aires); un veloce tour in alcune delle più belle zone di arrampicata: Yosemite, Red Rocks, Canyonlands e Joshua Tree.

Capitan, North American Wall

venerdì 1 dicembre 1995

Cerro Piergiorgio, "Gringos Locos", tentativo

Il mio primo viaggio alpinistico extraeuropeo, invitato da Maurizio Giordani per tentare una delle pareti più belle del mondo, ancora mai salita nel suo lato Nordovest, il più alto.
Fino alla base della parete ci accompagnano i nostri amici vecchietti (Margola, Boselli, Cabas e Bonfanti), poi ci lasciano soli al nostro progetto.
Un'esperienza durata solo 25 giorni, noi due in parete, con poco materiale, al nostro massimo livello di forma e testa per l'arrampicata.
Così creiamo "Gringos Locos", il nostro capolavoro incompiuto...


sabato 5 agosto 1995

Jumar Iscariota, prima ascensione solitaria

Badile parete NW, al centro il Pilastro a Goccia (foto M.Volken)
(racconto del 1995 pubblicato su Intraisass)

Dieci giorni di torture al fisico sotto forma di alcool, fumo, donne e altre porcherie, dieci giorni di completa dimenticanza dei problemi alpinistici del momento, dieci giorni nei quali non mi ero più riconosciuto, poi ho capito che forse sarebbe stato meglio non essere riuscito a farla. “LA Via” mi aveva succhiato il cervello ed in quei giorni successivi, con una Marlboro fumante in bocca, ero costretto a battere i tasti del computer per ritrovare l'origine del mio soprannome, vale a dire un fanatico arrampicatore in cerca di emozioni forti, avventure totali e rischi da aggirare sapientemente.

venerdì 23 giugno 1995

Averta, "Soli di Ghiaccio", prima solitaria

Al centro, l'inconfondibile diedro di "Soli di ghiaccio"
Salito al Rifugio Allievi-Bonacossa il 22 giugno, ho raggiunto la mattina successiva la base della parete della Costiera dell’Averta sulla quale sale la difficile e famosa via dei “Soli di Ghiaccio”, aperta da Merizzi e Miotti nel 1982.

sabato 25 marzo 1995

Mont Blanc du Tacul + Grandes Jorasses in solitaria

Speed-solo sul "Linceul", Grandes Jorasses;
Questa foto me la scattò una cordata francese con la quale condivisi
la lunga e complessa discesa dalla Cresta des Hirondelles alla Val Ferret

La mia avventura è partita dall’Aiguille du Midi dopo aver dovuto attendere più di due ore a Chamonix per districarmi nella coda dei numerosi (troppi) sciatori della Vallée Blanche.

Finalmente alle dieci e trenta esco dal tunnel della funivia e, calzati i miei piccoli sci da 1 metro e trenta, comincio a scivolare verso il Tacul.
Con me ho solamente un piccolo zainetto da escursionista contenente due piccozze, i ramponi, una corda da 7 mm lunga 100 metri, una borraccia e qualche alimento energetico. Giunto all’inizio del mio primo obiettivo lascio gli sci e, superata la terminale, comincio a salire lungo il canale nevoso che mi porterà alla goulotte "Gabarrou-Albinoni".

martedì 28 febbraio 1995

Cascate in Val di Zocca, prime salite

Le prime salite sul muro di cascate della Val di Zocca, prima dell'entrata del pianone e sotto il Rifugio Allievi-Bonacossa (è rimasto anche il termine "le cascate dell'Allievi").
Per l'occasione esplorativa riesco a scomodare e convincere l'amico Ezio Marlier ed il maestro Patrick Gabarrou che era in giro con lui in quel periodo. Il sabato, appena arrivati, saliamo sopra il campeggio al "Couloir per nostalgici" e lo allunghiamo fino in cima con due tiri belli e non banali.
Domenica presto, in 4 ore e tanta neve arriviamo sotto le cascate di Zocca, tutte per noi.
Una scelta facile se puoi scegliere: la più bella e la più grossa, cioè l'estetica di "Chandelle Gabarrou" (dedicata al suo primo salitore) e la quantità di ghiaccio del muro gigante di "Rampikino mayday" (per il nome chiedere a Ezio il perchè :-) .

Le cascate della Val di Zocca (o cascate dell'Allievi)

venerdì 17 febbraio 1995

Valgrisenche, Cascata di Planaval, prima salita

Il primo incontro con il maestro del ghiaccio Patrick Gabarrou, chiamato dal local Ezio Marlier che ospita me e Nicolò Berzi in queste trasferte ghiacciatorie valdostane, vuol dire subito una prima ascensione di spessore in terra occidentale.
Sotto una fitta nevicata, in due cordate risolviamo l'ancora inscalato cascatone sopra Planaval.
Il giorno dopo, sempre con Gabarrou ma senza Ezio, saliamo nel lato opposto della valle una linea molto bella ma più semplice, che chiamiamo "Le professeur de la glace" (dedicata al Gab).

In alto, la Cascata di Planaval

mercoledì 4 maggio 1994

Sardegna - Cusidore e Supramonte

L'anno del servizio militare ho la fortuna di passare quasi due mesi in Sardegna (in albergo :-) come istruttore di alpinismo. Arrampichiamo e chiodiamo facili vie dal lunedi al venerdi con gli allievi (tenenti e sottoufficiali) e nel weekend in libertà scaliamo per il nostro piacere.

Con Stefano Piccoliori di Cortina d'Ampezzo, mio compagno di naja, ci sbizzariamo nella zona del Cusidore e portiamo a casa la prima ripetizione di "Spalle al muro", una difficile via storica di Marco Bernardi sulle fessure del Bruncu Nieddu.
Sul Cusidore invece ripetiamo la "Voie dell'Amitié" dei fratelli Remy, "La forza del destino" di Oviglia ed in una lunga giornata solitaria mi ingaggio da solo su "Cuore di Pietra", all'epoca la più lunga via moderna dell'isola.

Punta Cusidore

mercoledì 10 febbraio 1993

Bernina, Piz Argent, "Spigolo Negri" - prima invernale

Il gruppo del Bernina in inverno, dal Roseg (a sin.) fino al Palù


(racconto di scalate invernali per la rivista Montebianco)

La Grande Cresta, le prime esperienze personali

Febbraio 1993: un amico l’ha tentata a fine dicembre, raggiungendo la base del tratto più difficile e rinunciando poi per la stanchezza del suo compagno di cordata. I due non avevano con loro il materiale da bivacco e l’amico ottimisticamente prevedeva di compiere l’ascensione in un solo giorno.

Sono a casa rintanato nel locale dove tengo tutto il materiale alpinistico. Preparo tutto il necessario per la partenza, fissata per martedì, e mi accorgo che lo zaino sarà un bocconcino da digerire lentamente. Pur economizzando al massimo con cibo e materiale ho la sensazione di non essere stato troppo pignolo con il bilancino. Tanti indumenti per proteggermi dal freddo che mi attanaglierà durante un previsto bivacco sulla cresta, ciò che è quello che mi spaventa. Tutto è pronto per partire nell’anonimato più completo, senza che i genitori sappiano quale idea ambiziosa sfornava la mia ardimentosa sete di avventura.

domenica 17 gennaio 1993

Pizzo Badile, "Totò Riina", prima salita e invernale

Una via nuova in inverno e da solo sulla mia montagna preferita, desiderio di un diciannovenne ambizioso. Così mi ritrovo appeso come un salame a metà parete Sudovest del Badile, cercando un posto per bivaccare ma trovando solo un pendio di ghiaccio inclinato dove mi scavo un piccolo gradino per passare la notte... Al mattino vado avanti un tiro e incontro un salto di ghiaccio; con una piccozza e la stanchezza per la notte in bianco decido di mollare e mi calo lungo i 6 tiri saliti il giorno prima.

Ci ritorno l'anno dopo ancora in inverno, questa volta in due cordate (con Stefano Mogavero, Danilo Grossi e i valligiani Daniele Fiorelli e Benvenuto Moré). La salita fila via liscia e per uscire passiamo per i ripidi nevai tra questo pilastro e la cresta Ovest.
Un po' goliardicamente, dedicheremo questa via alla primula rossa Totò Riina, appena catturato, non sapendo che l'anno dopo partiranno una serie di lettere ed articoli su questo "affronto" di denominare una via alpinistica ad un personaggio mafioso... Anche la RAI si interessò al problema, dedicandoci un ampio servizio sul Tg regionale.

Un articolo del Corriere della Sera.

Pizzo Badile, parete Sudovest, "Totò Riina"

sabato 25 luglio 1992

Anticima Medaccio, "Viaggio dei mongoplegici", prima salita

Una parete "sgradevole" e repulsiva ma ancora non salita, situata più a monte della Punta Fiorelli.
In due riprese e senza spit al seguito con il quasi coetaneo Christian Gianatti ci lanciamo nell'ardimento dei nostri ventanni e gironzolando qua e là usciamo dal muro verticale che caratterizza la prima parte di questo muro. Una via alpinistica con chiodi malsicuri e difficili tratti in libera esposta (uno in particolare, VII grado obbligatorio all'uscita del muro verticale, la prima metà), ripetuta fino ad oggi solo una volta, in solitaria assicurata da Rossano Libera (nel 2000), una ripetizione che mi ha fatto molto piacere anche per i commenti lusinghieri di Ross che hanno confermato l'impegno della via.



Il primo tiro

giovedì 11 luglio 1991

Grand Capucin, "L'elixir d'Astaroth"

Un anno dopo la mia prima volta su "Voyage selon Gulliver", Luciano Barbieri mi propone la vicina "Elixir d'Astaroth" che contava forse solo una o due ripetizioni complete.
Attacchiamo con calma e nel pomeriggio siamo al difficile tiro di artificiale poco sopra le cenge mediane del Grand Capucin. Bivacchiamo su di esse ed il giorno dopo ci aspetta tutta la parte alta della via, bella difficile al contrario dei gradi che vedi sulla relazione, con lunghi tratti in fessura da sudare e da proteggere. Paragonandola a "Voyage" una via più complessa e più faticosa.
Finiamo la salita poco sotto la cima calandoci sulle aree doppie di "L'echo des alpages".

Bivacco sulle cenge mediane del Capucin

mercoledì 10 luglio 1991

Pizzo Badile, "Estasi", prima salita

Con Luca Salini diretti alla temuta Est del Pizzo Badile, sospesa sopra l'orrido canalone del Colle del Cengalo. Partiamo dal rifugio Gianetti e siamo al colle all'alba, cominciando a calarci tenendoci contro la parete della Punta Sertori. L'idea è di ripetere la "Diretta del popolo" di Fazzini o la via dei "Cecoslovacchi" di Koller e Belica, ma per un errore di prospettive e un chiodo a 10 metri da terra ci infiliamo nella prima fessura che incontriamo.
Solo dopo due tiri, incontrando una sosta di calata, capiamo di esserci sbagliati, siamo più a monte delle vie che volevamo salire. Visto che la fessura prosegue verso l'alto, decidiamo però di andare avanti e con 6 chiodi al seguito cerchiamo di evitare il pensiero di un'eventuale ritirata, ormai quasi impossibile con il poco materiale che abbiamo. Una bella e rettilinea scalata in fessura ci porta con 11 tiri di corda sulla Cresta Est del Badile, dove divalliamo scendendo per le doppie della Punta Sertori.

Due anni dopo vorrei tornare sulla Est ma con Paolo Cucchi cambiamo i programmi al mattino e optiamo per una via nuova sul Cengalo ("Dalla via"). Un colpo di fortuna perchè dalla cima della via, guardando il Badile, assistiamo al franamento della parete Est proprio sulla direttiva di "Estasi", uno spettacolo inquietante pensando che quel giorno dovevamo essere su quella parete. Riuscii anche a scattare una foto che è diventata una delle cartoline del Badile più vendute in paese.

Punta Sertori e Pizzo Badile, parete Est-Nordest,
con la linea di "Estasi" (dopo la frana, foto del 2007)