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mercoledì 10 febbraio 1993

Bernina, Piz Argent, "Spigolo Negri" - prima invernale

Il gruppo del Bernina in inverno, dal Roseg (a sin.) fino al Palù


(racconto di scalate invernali per la rivista Montebianco)

La Grande Cresta, le prime esperienze personali

Febbraio 1993: un amico l’ha tentata a fine dicembre, raggiungendo la base del tratto più difficile e rinunciando poi per la stanchezza del suo compagno di cordata. I due non avevano con loro il materiale da bivacco e l’amico ottimisticamente prevedeva di compiere l’ascensione in un solo giorno.

Sono a casa rintanato nel locale dove tengo tutto il materiale alpinistico. Preparo tutto il necessario per la partenza, fissata per martedì, e mi accorgo che lo zaino sarà un bocconcino da digerire lentamente. Pur economizzando al massimo con cibo e materiale ho la sensazione di non essere stato troppo pignolo con il bilancino. Tanti indumenti per proteggermi dal freddo che mi attanaglierà durante un previsto bivacco sulla cresta, ciò che è quello che mi spaventa. Tutto è pronto per partire nell’anonimato più completo, senza che i genitori sappiano quale idea ambiziosa sfornava la mia ardimentosa sete di avventura.

domenica 17 gennaio 1993

Pizzo Badile, "Totò Riina", prima salita e invernale

Una via nuova in inverno e da solo sulla mia montagna preferita, desiderio di un diciannovenne ambizioso. Così mi ritrovo appeso come un salame a metà parete Sudovest del Badile, cercando un posto per bivaccare ma trovando solo un pendio di ghiaccio inclinato dove mi scavo un piccolo gradino per passare la notte... Al mattino vado avanti un tiro e incontro un salto di ghiaccio; con una piccozza e la stanchezza per la notte in bianco decido di mollare e mi calo lungo i 6 tiri saliti il giorno prima.

Ci ritorno l'anno dopo ancora in inverno, questa volta in due cordate (con Stefano Mogavero, Danilo Grossi e i valligiani Daniele Fiorelli e Benvenuto Moré). La salita fila via liscia e per uscire passiamo per i ripidi nevai tra questo pilastro e la cresta Ovest.
Un po' goliardicamente, dedicheremo questa via alla primula rossa Totò Riina, appena catturato, non sapendo che l'anno dopo partiranno una serie di lettere ed articoli su questo "affronto" di denominare una via alpinistica ad un personaggio mafioso... Anche la RAI si interessò al problema, dedicandoci un ampio servizio sul Tg regionale.

Un articolo del Corriere della Sera.

Pizzo Badile, parete Sudovest, "Totò Riina"

sabato 25 luglio 1992

Anticima Medaccio, "Viaggio dei mongoplegici", prima salita

Una parete "sgradevole" e repulsiva ma ancora non salita, situata più a monte della Punta Fiorelli.
In due riprese e senza spit al seguito con il quasi coetaneo Christian Gianatti ci lanciamo nell'ardimento dei nostri ventanni e gironzolando qua e là usciamo dal muro verticale che caratterizza la prima parte di questo muro. Una via alpinistica con chiodi malsicuri e difficili tratti in libera esposta (uno in particolare, VII grado obbligatorio all'uscita del muro verticale, la prima metà), ripetuta fino ad oggi solo una volta, in solitaria assicurata da Rossano Libera (nel 2000), una ripetizione che mi ha fatto molto piacere anche per i commenti lusinghieri di Ross che hanno confermato l'impegno della via.



Il primo tiro

giovedì 11 luglio 1991

Grand Capucin, "L'elixir d'Astaroth"

Un anno dopo la mia prima volta su "Voyage selon Gulliver", Luciano Barbieri mi propone la vicina "Elixir d'Astaroth" che contava forse solo una o due ripetizioni complete.
Attacchiamo con calma e nel pomeriggio siamo al difficile tiro di artificiale poco sopra le cenge mediane del Grand Capucin. Bivacchiamo su di esse ed il giorno dopo ci aspetta tutta la parte alta della via, bella difficile al contrario dei gradi che vedi sulla relazione, con lunghi tratti in fessura da sudare e da proteggere. Paragonandola a "Voyage" una via più complessa e più faticosa.
Finiamo la salita poco sotto la cima calandoci sulle aree doppie di "L'echo des alpages".

Bivacco sulle cenge mediane del Capucin

mercoledì 10 luglio 1991

Pizzo Badile, "Estasi", prima salita

Con Luca Salini diretti alla temuta Est del Pizzo Badile, sospesa sopra l'orrido canalone del Colle del Cengalo. Partiamo dal rifugio Gianetti e siamo al colle all'alba, cominciando a calarci tenendoci contro la parete della Punta Sertori. L'idea è di ripetere la "Diretta del popolo" di Fazzini o la via dei "Cecoslovacchi" di Koller e Belica, ma per un errore di prospettive e un chiodo a 10 metri da terra ci infiliamo nella prima fessura che incontriamo.
Solo dopo due tiri, incontrando una sosta di calata, capiamo di esserci sbagliati, siamo più a monte delle vie che volevamo salire. Visto che la fessura prosegue verso l'alto, decidiamo però di andare avanti e con 6 chiodi al seguito cerchiamo di evitare il pensiero di un'eventuale ritirata, ormai quasi impossibile con il poco materiale che abbiamo. Una bella e rettilinea scalata in fessura ci porta con 11 tiri di corda sulla Cresta Est del Badile, dove divalliamo scendendo per le doppie della Punta Sertori.

Due anni dopo vorrei tornare sulla Est ma con Paolo Cucchi cambiamo i programmi al mattino e optiamo per una via nuova sul Cengalo ("Dalla via"). Un colpo di fortuna perchè dalla cima della via, guardando il Badile, assistiamo al franamento della parete Est proprio sulla direttiva di "Estasi", uno spettacolo inquietante pensando che quel giorno dovevamo essere su quella parete. Riuscii anche a scattare una foto che è diventata una delle cartoline del Badile più vendute in paese.

Punta Sertori e Pizzo Badile, parete Est-Nordest,
con la linea di "Estasi" (dopo la frana, foto del 2007)